Articoli sulla RebecchiLupa
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"UNA REBECCHI LUPA DA COLTELLO FRA I DENTI"
| Da La Cronaca del 24.07.2009 |
Veronica Angeloni è già in sintonia con i tifosi. Si ferma a lungo a parlare prima dell'incontro con la stampa, rimane anche alla fine per le foto con i rappresentanti del Lupin fans club. Ha i colori biancorossi addosso la schiacciatrice. Pantaloni bianchi e maglietta rossa, scarpe a righe biancorosse. Vero che la Rebecchi Lupa è bluarancio, ma per accontentare tutti bisogna dire che la t shirt della toscana tende all'arancio. Sottigliezze. Quello che conta sono le sue prime dichiarazioni. «Sono giovane e ho tanta voglia di crescere. Conosco molto bene Caprara e so bene che con lui si lavora tanto ma c'è anche la certezza di migliorare. La scelta della Rebecchi Lupa mi soddisfa appieno». Quando esce la parola "obiettivo" la Angeloni dimostra di avere già appreso gli insegnamenti dei vertici bluarancio. «Nella pallavolo non si può mai dare nulla per scontato. Gli imprevisti sono sempre dietro l'angolo e l'anno scorso ne ho avuto la dimostrazione. Noi vogliamo fare più punti possibili, a fine campionato tireremo le somme». Con la società che tipo di trattativa è stata? «La scintilla è scoccata subito. Poi a volte le trattative non si concludono immediatamente perché bisogna sistemare tutti i dettagli. Ma io con Caprara mi sono sempre trovata bene, è difficile dire di no a uno come lui e di dubbi non ne ho avuti. E poi la società è molto seria. Nell'ambiente tutti ne parlano benissimo: sommati i due ingredienti il risultato era scontato. Vero, c'è voluto un po' di tempo, ma alla fine tutto si è risolto per il meglio. E' stato come un parto; lungo, ma alla fine tutti siamo stati soddisfatti». Pensi di trovare posto nel sestetto titolare? «So bene che con Caprara gioca chi se lo merita. E' un grande stimolo, perché con altri tecnici non è sempre così. Invece con lui per scendere in campo bisogna sempre allenarsi al massimo in settimana e dimostrare di essere superiori a chi rimane in panchina. Un esempio? A Perugia sono partita fra le riser- ve, ma piano piano mi sono guadagnata un posto fra i titolari». L'obiettivo di quest'anno? «Sono qui per ottenere il massimo risultato, compiendo un passo alla volta. Lo sport mi ha insegnato che bisogna partire dal gradino più basso e poi provare a crescere». Che squadra sarà la Rebecchi Lupa? «Da coltello fra i denti. Sempre. Poi vedremo, perché abbiamo margini di miglioramento molto ampi. E alle spalle, questo è importante, c'è una società solida». Hai giocato nel Club Italia. Quest'anno riparte l'esperienza con la squadra in A2 e Bar-bolini come tecnico. Un giudizio? «Per me è stata fondamentale. Io sono andata via di casa a 15 anni e sono cresciuta sia sul lato tecnico sia su quello umano». Chiusura sull'esperienza alle Universiadi? «Molto bella, considerato che abbiamo affrontato avversarie di alto livello. E per un'atleta vestire l'azzurro è il massimo». m.mar a ricetta salvezza? Lottare su ogni palla» Arriva di corsa Federica Stufi al suo primo appuntamento in bluarancio. Il navigatore le consiglia di uscire a Guardamiglio e quando vede i cartelli che avvisano della caduta del ponte sul Po è costretta a tornare indietro e a rientrare in autostrada. Nulla di male, anzi. Federica ha già capito che in questa prima stagione a Piacenza ci sarà da sudare tanto. Per conquistare il posto in squadra e per salvarsi. Lei lo sa bene e non si spaventa. E' consapevole delle sue qualità e, soprattutto, di essere in prospettiva uno dei centrali italiani più forti del campionato. Però bisogna fare esperienza in Al, crescere e ritagliarsi spazio. «Il primo obiettivo è salvarsi. La ricetta? Lottare e aggrapparsi ad ogni punto e in ogni partita». Tu, Nicolini e Dall'Ora, le ultime due a Piacenza già da qualche stagione. La concorrenza non manca. «Lo so, ma qualunque centrale io abbia davanti cerco comunque di giocarmela. E poi ho sempre appreso qualcosa da ogni compagna che ho avuto in squadra con me». Ma pensi di iniziare la stagione nel sestetto? «Sono qui per giocarmela, come tutte. Di una cosa sono certa: scen- derà in campo chi farà girare meglio la squadra ed è impossibile fare previsioni adesso. L'esempio l'ho vissuto l'anno scorso sulla mia pelle. Avevo davanti Giovanna, senza dubbio più forte di me. Ma arrivati a un certo punto del campionato ho trovato posto nel sestetto proprio perché con me la squadra girava meglio. Sono scelte che deve fare l'allenatore». Nell'ultima stagione a Chieri avete disputato un campionato sempre con l'acqua alla gola. Quali sono le caratteristiche principali che deve avere una squadra che punta alla salvezza? «Bisogna avere tutti lo stesso obiettivo. Se una compagna sbaglia, le altre devono risolvere il problema. Le individualità contano fino a un certo punto, è molto più importante il gruppo». Hai giocato nel Club Italia. Quest'anno riparte l'esperienza con la squadra in A2 e Barbolini come tecnico. Un giudizio? «Quando sono uscita dal Club Italia ho visto che tante squadre di Al e A2 ci cercavano ma solamente per la panchina. Penso sia utile avere una squadra allenata da Barbolini in A2, perché è un modo per crescere bene. Io sono stata fortunata perchè ho trovato spazio a Cremona, in una sociatà che puntava tantissimo sulle giovani, ma altre mie compagne si sono perse per strada». Cosa ti lascia l'esperienza di Chieri? «Per me è stata più che positiva. Siamo retrocesse, ma ho dimostrato di poter stare in campo nella massima serie e nel finale abbiamo messo sotto anche squadre più titolate di noi. E poi nei momenti difficili, quando tifosi e società hanno mostrato il loro malcontento, impari a crescere». Chiusura sull'esperienza alle Universiadi? «Molto positiva. E poi - ride - ci hanno dato anche delle belle divise». m.mar